1- Tempi troppo lunghi per ottenere risultati significativi: progettare e realizzare i nuovi impianti richiede troppo tempo (almeno 20 anni); ciò significa che non avrebbero un impatto significativo, nel tagliare le emissioni di anidride carbonica, prima dei prossimi 20 anni, quindi non sarebbero di alcuna utilità per costruire la resilienza necessaria ad affrontare il picco del petrolio.
2- Assicurazione: le compagnie assicurative si rifiutano di sottoscrivere delle polizze riguardanti le centrali nucleari: un problema per i governi, che dovranno provvedere da soli, e ciò si trasformerebbe in un enorme costo economico invisibile gravante sull’energia nucleare.
3- Scorie: le scorie nucleari sono un enorme problema. Solamente la Gran Bretagna produce 10.000 tonnellate di scorie nucleari all’anno, una cifra che aumenterà 25 volte quando gli attuali impianti saranno dismessi, visto che non si vede all’orizzonte altra soluzione possibile oltre la sepoltura nel sottosuolo. Lo smaltimento delle scorie nucleari richiede un gigantesco dispendio energetico, compreso quello occorrente per produrre le materie necessarie alle infrastrutture di smaltimento (per esempio il calcestruzzo e l’acciaio). Spesso si dice che le scorie nucleari si mantengono vive per 100.000 anni… Ci si dimentica che Stonehenge è stata costruita solo 4.000 anni fa!
4- Costi: un nuovo programma per l’energia nucleare sarebbe incredibilmente costoso. Amony Lovins ha calcolato che 10 centesimi investiti in tale progetto produrrebbero 1 kWh di energia nucleare, a fronte di 1,2-1,7 kWh di energia eolica, 2,2-6,5 kWh di energia da una piccola cogenerazione, oppure 10 kWh di efficienza energetica. Avere del denaro da spendere in un progetto tanto antieconomico fa supporre che ci si trovi in un periodo di crescita economica, prospettiva sempre più improbabile.
5- Picco dell’uranio: al momento abbiamo uranio disponibile per circa altri 60 anni. Se però la produzione di energia nucleare dovesse aumentare, tale periodo si accorcerebbe a tal punto che, se tutta l’energia mondiale fosse prodotta col nucleare, avremmo scorte sufficienti solo per i prossimi 3 anni.
6- Emissioni di anidride carbonica: Spesso si dice che il nucleare sia una forma di produzione energetica priva di emissioni di anidride carbonica. Se questo è vero per il momento attuale della produzione energetica, certamente è falso rispetto al sistema di produzione in generale. L’estrazione, la lavorazione, l’arricchimento, il trattamento e lo smaltimento delle scorie hanno un impatto significativo, pari a circa un terzo delle emissioni di un tradizionale impianto a gas di vecchia generazione.”
Rob Hopkins Manuale pratico della transizione
Detto questo siamo ancora sicuri che il nucleare sia una valida alternativa? Inviterei coloro che con tanto ardore lo propongono e lo sbandierano come l’energia del futuro a rifletterci.
Ma anche se fosse economicamente conveniente e sfruttabile all’infinito, ce la sentiamo di lasciare ai nostri posteri un quantitativo enorme di scorie nucleari da gestire? Non abbiamo già forse rovinato abbastanza l’ambiente che ci circonda? Veramente continuare a produrre più energia e di conseguenza più beni materiali è garanzia di più benessere? Io non credo proprio, e se al mondo vogliamo veramente star bene tutti allora bisognerebbe iniziare a pianificare un piano di decrescita consapevole unita allo sviluppo sostenibile, ma bisogna far presto, il tempo stringe.
Stefano Gobbi