Vivere con stile

ottobre 27, 2010

Venerdì 29 Ottobre alle ore 21 presso il teatro dell’Oratorio di Campagnola non perdetevi l’incontro dal titolo “l’altra via: dalla decrescita al benvivere, idee per un modo nuovo di vivere”.

QUI trovate la brochure con elencati tutti i futuri incontri.

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6 ragioni

ottobre 5, 2010

1- Tempi troppo lunghi per ottenere risultati significativi: progettare e realizzare i nuovi impianti richiede troppo tempo (almeno 20 anni); ciò significa che non avrebbero un impatto significativo, nel tagliare le emissioni di anidride carbonica, prima dei prossimi 20 anni, quindi non sarebbero di alcuna utilità per costruire la resilienza necessaria ad affrontare il picco del petrolio.

2- Assicurazione: le compagnie assicurative si rifiutano di sottoscrivere delle polizze riguardanti le centrali nucleari: un problema per i governi, che dovranno provvedere da soli, e ciò si trasformerebbe in un enorme costo economico invisibile gravante sull’energia nucleare.

3- Scorie: le scorie nucleari sono un enorme problema. Solamente la Gran Bretagna produce 10.000 tonnellate di scorie nucleari all’anno, una cifra che aumenterà 25 volte quando gli attuali impianti saranno dismessi, visto che non si vede all’orizzonte altra soluzione possibile oltre la sepoltura nel sottosuolo. Lo smaltimento delle scorie nucleari richiede un gigantesco dispendio energetico, compreso quello occorrente per produrre le materie necessarie alle infrastrutture di smaltimento (per esempio il calcestruzzo e l’acciaio). Spesso si dice che le scorie nucleari si mantengono vive per 100.000 anni… Ci si dimentica che Stonehenge è stata costruita solo 4.000 anni fa!

4- Costi: un nuovo programma per l’energia nucleare sarebbe incredibilmente costoso. Amony Lovins ha calcolato che 10 centesimi investiti in tale progetto produrrebbero 1 kWh di energia nucleare, a fronte di 1,2-1,7 kWh di energia eolica, 2,2-6,5 kWh di energia da una piccola cogenerazione, oppure 10 kWh di efficienza energetica. Avere del denaro da spendere in un progetto tanto antieconomico fa supporre che ci si trovi in un periodo di crescita economica, prospettiva sempre più improbabile.

5- Picco dell’uranio: al momento abbiamo uranio disponibile per circa altri 60 anni. Se però la produzione di energia nucleare dovesse aumentare, tale periodo si accorcerebbe a tal punto che, se tutta l’energia mondiale fosse prodotta col nucleare, avremmo scorte sufficienti solo per i prossimi 3 anni.

6- Emissioni di anidride carbonica: Spesso si dice che il nucleare sia una forma di produzione energetica priva di emissioni di anidride carbonica. Se questo è vero per il momento attuale della produzione energetica, certamente è falso rispetto al sistema di produzione in generale. L’estrazione, la lavorazione, l’arricchimento, il trattamento e lo smaltimento delle scorie hanno un impatto significativo, pari a circa un terzo delle emissioni di un tradizionale impianto a gas di vecchia generazione.”

Rob Hopkins Manuale pratico della transizione

Detto questo siamo ancora sicuri che il nucleare sia una valida alternativa? Inviterei coloro che con tanto ardore lo propongono e lo sbandierano come l’energia del futuro a rifletterci.

Ma anche se fosse economicamente conveniente e sfruttabile all’infinito, ce la sentiamo di lasciare ai nostri posteri un quantitativo enorme di scorie nucleari da gestire? Non abbiamo già forse rovinato abbastanza l’ambiente che ci circonda? Veramente continuare a produrre più energia e di conseguenza più beni materiali è garanzia di più benessere? Io non credo proprio, e se al mondo vogliamo veramente star bene tutti allora bisognerebbe iniziare a pianificare un piano di decrescita consapevole unita allo sviluppo sostenibile, ma bisogna far presto, il tempo stringe.

Stefano Gobbi


Il picco dell’acqua

settembre 29, 2010

di Maria Ferdinanda Piva

Stentate a capacitarvi del fatto che stiamo esaurendo le riserve d’acqua dolce e che siamo al “picco dell’acqua”? Il primo studio mai effettuato sulla situazione globale delle falde sotterranee d’acqua aiuta a capire meglio.

Stiamo prosciugando le falde d’acqua sempre più in fretta: nessuno sa quanta acqua esista sottoterra e fino a quando potremo continuare a sfruttarla con questi ritmi; sta di fatto che l’acqua estratta dal sottosuolo prima o poi finisce in mare, facendone aumentare il livello di 0,8 millimetri l’anno.

E se non vi sembra granchè, pensate a quanto sono grandi mari ed oceani: coprono circa il 70% della superficie terrestre.

Le falde si riempiono continuamente grazie alla pioggia e alla neve che filtrano dalla superficie. Ma questo fenomeno avviene con ritmi molto più lenti rispetto all’estrazione.

Il risultato? Ogni anno le falde del pianeta si impoveriscono di un volume d’acqua pari a 283 chilometri cubi.

Lo studio della situazione in cui versano le falde sotterranee d’acqua è opera di un gruppo di scienziati guidato da Mark Bierkens dell’Università di Utrecht. Sta per uscire sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters, pubblicata dall’American Geophysical Union che, data l’importanza del tema, ha anticipato il succo attraverso un comunicato stampa.

L’acqua delle falde sotterranee è essenziale per la vita e l’agricoltura in moltissime parti del globo. Da esse il più delle volte proviene l’acqua degli acquedotti e soprattutto quella per irrigare i campi: altrimenti i raccolti sarebbero insufficienti a sfamare (si fa per dire…) i quasi 7 miliardi di esseri umani che popolano il pianeta.

E ancora le acque di falda alimentano ruscelli, paludi e fiumi. Impediscono la subsidenza (l’abbassamento del livello del suolo) e la risalita delle acque salate dei mari.

Fino al 1960, tenendo conto di estrazione operata dall’uomo e lento riempimento naturale, le falde perdevano ogni anno un volume d’acqua pari a 126 chilometri cubi. Nel 2000 ne perdevano 283 chilometri cubi. Oggi? Non si sa: fin lì è arrivato il calcolo degli scienziati.

Dal 1990 in poi l’intensità dell’estrazione è aumentata repentinamente, e il fenomeno è particolarmente spiccato in India e in Cina.

Le acque dei fiumi e dei laghi – oltre ad essere il più delle volte inquinate – rappresentano solo l’1% delle riserve d’acqua dolce possedute dalla Terra. Un altro 30% è nelle falde sotterranee. Il resto è nei ghiacciai e nelle calotte polari: praticamente impossibile da sfruttare.

Il comunicato stampa dell’American Geophysical Union le falde sotterranee d’acqua si svuotano ad un ritmo sempre più rapido


Piante e Animali Perduti

settembre 23, 2010

Sabato 25 e Domenica 26 Settembre a Guastalla non perdetevi la sagra “Piante e Animali Perduti”, esposizione dei prodotti dimenticati.

Un’occasione davvero imperdibile per tornare in contatto con quelle specie e quelle usanze oramai perdute.

In programma una mostra mercato, attività didattiche, intrattenimento, gastronomia, e molto altro…

Leggete il programma dettagliato sul sito ufficiale.


Disattivate Google Instant

settembre 15, 2010

Di Marco Pagani, dal blog Ecoalfabeta

Solo ieri mi sono accorto che in Google qualcosa era cambiato: i risultati arrivavano già mentre stavo digitando le parole chiave e prima di avere premuto “Invio”.

E’ il progresso, dicono: ora Google ci dà le risposte prima ancora di avere formulato la domanda per intero, perchè (con una certa qual arroganza, direi) presume di sapere già cosa vogliamo.
Con una certa ossessione taylorista , Google ci fa sapere che

  • occorrono 300 msec per battere un carattere, ma solo 30 msec per dare una scorsa allo schermo, per cui il nostro cervello è in grado di controllare i risultati in contemporanea con la scrittura;
  • si impiegano in media 9 sec per scrivere le parole chiave; Google instant ci fa risparmiare da 2 a 5 preziosi secondi (in cui possiamofare altre ricerche o progettare un motore di ricerca ancora più veloce…)
  • se tutti usassero questo innovazione, si risparmierebbero fino a 3,5 miliardi di secondi ogni giorno… incredibile!

E’ chiaro che Google vuole essere sempre un passo avanti agli altri… ma in questo caso, a cosa serve?

Le ricerche interessanti di solito hanno diverse parole chiave, per cui è un po’ difficile che “la macchina” possa sapere cosa voglio!

Un esempio?

Per una volta provo narcisisticamente a digitare Ecoalfabeta: Leggi il seguito di questo post »


In coda per il carbone

settembre 12, 2010

di Debora Billi

Continuano gli ingorghi monstre in Cina, dove tutto è fatto in grande comprese le code autostradali. File di 120 km., anche 15 mila autoveicoli fermi al sole, camion a perdita d’occhio.

Malgrado la continua costruzione di nuove autostrade (anche a 20 corsie!), la Repubblica Popolare sembra non riuscire a star dietro alla fame di automobili dei propri cittadini: e si prevede che nel giro di pochi anni il numero di veicoli in circolazione addirittura raddoppierà. Il vero problema oggi non sono le auto, ma i camion, e in particolare quelli che trasportano 24 ore su 24 i carichi di carbone dalla regione autonoma della Mongolia interna. Non esistono ancora ferrovie sufficienti al trasporto del carbone, e così si è costretti ad usare migliaia di camion per rifornire di energia le insaziabile industrie del Paese.

E se consideriamo che la Cina va a carbone per il 70% del suo fabbisogno energetico, possiamo immaginare come simili enormi ingorghi siano destinati ad aumentare, causando a loro volta una carenza di carbone a destinazione. Una catena molto difficile da spezzare.


POST CARBON CITIES

settembre 11, 2010

Da alcuni giorni è disponibile in rete la traduzione in italiano del manuale guida per la transizione “Post Carbon Cities – Come affrontare l’incertezza energetica e climatica” (scaricabile qui).

Il testo dipinge i problemi e gli scenari post picco, ma anche le sfide e le opportunità del prossimo futuro.

Vuole essere un manuale guida per gli amministratori, ma chiaramente è anche un grande strumento per chiunque si occupi di transizione. Da leggere (per chi non l’avesse già fatto in inglese) e diffondere.